La fine dei vandalismi di Tom Drury

Il libro di cui vi parliamo oggi è stato molto chiacchierato negli ultimi tempi ed è il primo capitolo della saga di Grouse County di Tom Drury: La fine dei vandalismi, pubblicato in Italia da NN Editore.

Prima di iniziare questa lettura, affascinate dall’ambientazione della provincia americana e memori del segno che ci aveva lasciate Kent Haruf con la sua Trilogia della Pianura, abbiamo caricato la storia di moltissime aspettative, che hanno dovuto fare i conti – però – con un romanzo di tutt’altro genere.

La fine dei vandalismi è la storia di Grafton, una piccola cittadina americana dedita ad attività rurali e ad abitudini consolidate dalle stagioni e dal lavoro duro. I suoi personaggi sono eccentrici al punto giusto, come ci si aspetterebbe da qualunque paesino sconosciuto. Tra questi, riconosciamo sicuramente delle figure che faranno da protagoniste nel libro.

Dan Norman è lo sceriffo del paese, un uomo non particolarmente dedito al suo lavoro, incurante – quasi – di ciò che accade e sconvolge la normalità dei suoi concittadini. Il suo placido atteggiamento lo caratterizzerà senza picchi di entusiasmo per tutta la durata della storia. Quando Dan ha a che fare con Louise per la prima volta è a causa di suo marito, accusato di atti vandalici ai danni della scuola. La donna è infatti ancora sposata con Tiny, prototipo del delinquentuccio di quartiere, incapace di tenersi un lavoro o una donna, ignorante e dai modi discutibili.

Il matrimonio tra Louise e Tiny è però sul punto di interrompersi quando entriamo nella storia. Louise, armata di coraggio, riesce a rompere quel legame e a svincolarsi da un rapporto che oramai non era più in grado di darle niente. Rivela un carattere forte e ribelle, ma si tratta solo di una facciata che nasconde un’insicurezza personale notevole.

Il personaggio di Louise è sicuramente quello che ci ha lasciate più perplesse: è una donna che, pur quando fa delle scelte (lasciare suo marito, intraprendere una nuova relazione sentimentale con Dan sono degli esempi), non appare mai convinta. È sempre guidata da una specie di irrequietezza che non soltanto i personaggi della storia, ma i lettori, non sono in grado di decifrare a pieno. Probabilmente perché Drury non dà gli strumenti necessari per farlo.

La sua scrittura è asettica, scandita da un ritmo lento e costante che non subisce mai rallentamenti o accelerazioni. La sua prosa diventa quindi un susseguirsi di azioni ed eventi con i quali diventa difficile creare empatia, anche dinanzi a fatti tragici come quelli che coinvolgeranno i protagonisti.

Sebbene non manchino dei siparietti esilaranti che coinvolgono qualcuno degli abitanti di Grafton, l’intero romanzo è permeato da una patina di normalità che invade ogni aspetto della vita. La chiusura stessa del romanzo non lascia spazio a colpi di scena: la vita va avanti comunque a quel modo, anche nell’ultima pagina.

Federica Molitierno e Giovanna Nappi

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