Dalla parte di Swann: considerazioni finali

Non ho mai considerato la lettura come una gara a tempo.

Nel corso degli anni ho capito che riesco a trovare maggior godimento nelle letture corpose, prevalentemente tristi e malinconiche con finali quasi mai positivi, di quelli che ti lasciano l’amaro in bocca per il destino al quale sono condannati i personaggi che ti hanno tenuto compagnia per giorni, settimane o mesi.

Ecco perché ho cercato di assaporare ogni pagina di questo primo volume della Ricerca come si fa con il ghiacciolo preferito nel caldo di agosto. Con la stessa voglia di provare quel fresco così ristoratore e rinvigorente per più tempo possibile.

La mia edizione con post-it segnalibro maniacalmente risistemati di modo da essere quasi invisibili. Sì, ho un problema.

Il racconto di un amore

Nella seconda parte di questo primo tomo che si intitola Un amore di Swann, ci ritroviamo davanti ad un vero e proprio romanzo nel romanzo. La storia che Proust ci racconta è quella dell’ innamoramento di Charles Swann, del quale già siamo venuti a conoscenza nella prima parte del romanzo in quanto spesso ospite a casa Proust, per Madame de Crécy, Odette.

L’incontro con Odette avverrà in un contesto borghese, in casa di Madame Verdurin dove si incontrava una ristretta cerchia di personalità più o meno in vista dell’epoca: pittori, musicisti o semplici nobili, tutti accomunati dalla simpatia che prova per loro la padrona di casa, simpatia sempre pronta a lasciare spazio all’insofferenza. L’umore della donna e del marito è volubile e basta il minimo atteggiamento di superficialità o supponenza per decidere di allontanare un ospite dal loro circolo. Accadrà anche a Swann, allontanato perché frequentatore di casa Verdurin col solo scopo di incontrarvi Odette de Crécy.

Odette viene presentata come una donna bellissima (non per Swann), ma dall’intelletto non troppo spiccato. Legata alle apparenze e anche mantenuta ma comunque in grado di far innamorare di sé M. Swann. La donna infatti “aveva un profilo troppo evidente per piacergli, la pelle troppo fragile, gli zigomi esageratamente in rilievo, i lineamenti troppo tirati. Gli occhi erano belli, ma così grandi che si piegavano sotto la loro massa, affaticavano il resto del volto e gli davano sempre l’aria di aver brutta cera o di essere di cattivo umore.” Eppure ben presto Swann si sentirà legato a lei, ammaliato dalle sue civetterie. Sarà un amore totalizzante e tossico, una dipendenza che sfocerà nell’ossessione.

Per descrivere lo stato d’animo di Swann, Proust userà una similitudine ben precisa che mostra la natura della relazione e di quello che per Swann diventerà, specialmente in seguito ad un graduale raffreddamento di Odette nei suoi confronti. Il tutto sfocerà in una gelosia sempre crescente da uomo innamorato e ferito.

Così questa idea di rivederla ritornava ammantata per lui di una novità, di una seduzione, dotata di una virulenza che l’abitudine aveva attutite, ma che si erano ritemprate in quella privazione non di tre giorni ma di quindici. (…) Swann avrebbe senz’altro trovato di non essere capito da Odette, allo stesso modo che un morfinomane o un tubercolitico, convinti di esser stati trattenuti l’uno, nel momento in cui stava per liberarsi dalla propria abitudine inveterata, da un avvenimento esterno, l’altro da un’indisposizione accidentale nel momento in cui finalmente stava per ristabilirsi, si sentono incompresi dal medico. (…) E difatti, l’amore di Swann era giunto a quello stadio in cui il medico e, in certe malattie, il chirurgo più audace, si chiedono se privare il malato del vizio o di toglierli il suo male, sia ancora ragionevole o addirittura possibile.

Separarlo da Odette, per quanto potesse sembrare un’idea vincente vista la deriva tossica della relazione, era ormai una risposta tardiva e inutile alla malattia.

Swann sa di doversi allontanare da lei e in alcuni momenti sembrerà quasi persuaso a farlo, ma ricadrà come un drogato nel vizio, inesorabilmente. Il dolore che gli provoca l’indifferenza di Odette, il suo cambio di sentimenti e interesse lo porterà a “desiderare la morte. E tuttavia, avrebbe voluto vivere fino all’epoca in cui non l’avrebbe più amata, in cui non avrebbe avuto più alcuna ragione per mentirgli e avrebbe potuto finalmente sapere da lei se quel giorno in cui era stato a trovarla, il pomeriggio, era o no a letto con Forcheville”.

Gelosia, possesso e attaccamento definiranno una relazione che viene descritta e sviscerata con eleganza e ripetizioni febbrili. Leggeremo più volte dei turbamenti esistenziali di Swann, dei suoi allontanamenti e dei suoi ripensamenti. Saremo su una montagna russa di emozioni che ci farà risultare insofferente la lettura del solo nome Odette e ci farà provare compassione per il povero cuore di Charles.

Personalmente ho provato una antipatia immediata per la civettuola Madame de Crécy tanto furba quanto estremamente calcolatrice e abile a manipolare il prossimo per il suo proprio tornaconto.

Nonostante in questa seconda parte siano maggiori le parti dedicate al dialogo e, per questo, è di scorrevole lettura, ho trovato sia una sezione avvolta da una costante tristezza e insofferenza che resta sotto pelle e fa riflettere. Riflettere su quello che per noi vuol dire amare, su come ci comportiamo con gli altri, se ci siamo trovati anche noi ad essere delle Odette dall’umore altalenante e abili approfittatrici. Sarà che ho risentito molto dei tentativi di Swann di essere amato a tutti i costi da una donna come lei, sarà che il circolo di Madame Verdurin è animato da personaggi pomposi e supponenti, ma ho trovato maggior piacere nella lettura della prima sezione, quella incentrata sui ricordi d’infanzia di Marcel.

Ora quel cambiamento era la profonda e segreta ferita che gli faceva male giorno e notte, e appena sentiva che i suoi pensieri le si avvicinavano un po’ troppo, rapidamente li indirizzava da un’altra parte per paura di soffrire.

Nomi di paesi: il nome

Quest’ultima sezione è dedicata ai luoghi della natura e alle città nelle quali Marcel avrebbe voluto recarsi o ha passato parte della sua adolescenza. Attraverso la semplice lettura degli orari del treno il suo cuore palpitava. Poteva sentirsi a Questambert, a Bénodet, a Pont-Aven. Poteva vedere i colori di Firenze , Pisa o Venezia, sentire il freddo pungente sul volto.

Ma i nomi presentano delle persone – e delle città che essi ci abituano a considerare individuali, uniche come persone – un’immagine confusa che trae da essi, dalla sonorità splendente o cupa, il colore di cui è uniformemente dipinta, come uno di quei manifesti interamente blu o interamente rossi, nei quali, a causa dei limiti del procedimento usato o per capriccio del decoratore, sono blu e rossi non solo il mare e il cielo, ma le barche, la chiesa, e i passanti.

Quelle immagini riportate alla mente da suggestioni riempiono le giornate di Marcel e anticipano alcuni dei luoghi che riempiranno le pagine del secondo volume dell’opera All’ombra delle fanciulle in fiore.

In questa sezione Marcel ricorda anche di quando ha sentito per la prima volta il nome di Gilberte, la figlia di M. Swann. Interessante notare come nel racconto del suo rapporto con Gilberte ci sia un parallelismo con lo stato d’animo di Swann stesso nell’ultima fase della sua relazione con Odette.

Marcel dirà:

Quei momenti in cui ero accanto a lei e che dal giorno avanti avevo tanto impazientemente atteso, per i quali avevo tremato, ai quali avrei sacrificato tutto il resto, non erano affatto momenti felici; e lo sapevo perfettamente, infatti erano i soli momenti della mia vita sui quali concentrassi un’attenzione meticolosa, accanita, e la mia attenzione non scopriva in essi un atomo di piacere. Tutto il tempo in cui ero lontano da Gilberte, avevo bisogno di vederla, perchè cercando senza posa di rappresentarmi la sua immagine, finivo per non riuscirci più e per non sapere nemmeno più esattamente a cosa corrispondesse il mio amore.

Il tema dell’amore affianca quello della memoria, spesso serbatoio di ricordi felici, e si rivela nel suo aspetto più travagliato.

Curiosa di proseguire la lettura di questa Ricerca che si sta rivelando un ottimo balsamo per la mente e l’anima, vi lascio con la chiusa del romanzo, delicata, lirica e perfetta raffigurazione di cosa significhino a livello emotivo e intimo, i luoghi fisici ai quali siamo legati.

I luoghi che abbiamo conosciuto non appartengono che al mondo dello spazio nel quale li situiamo per maggior comodità. Essi non erano che un esile frammento tra impressioni contigue che formavano la nostra vita d’allora; il ricordo di una certa immagine non è che il rimpianto di un certo istante; e le case, le strade, i viali, sono fugaci, ahimè! come gli anni.

Nicole Zoi Gatto

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