Paolo Volponi e il racconto di un mondo utopico

La letteratura italiana è ricca di personalità sui generis. Grazie alle lezioni di letteratura italiana contemporanea, sono stata introdotta, seppur ad oggi in maniera superficiale, alla figura di Paolo Volponi. Quelle poche informazioni biografiche, quelli accenni al suo stile di scrittura e alla sua amicizia con Pasolini al quale mi sto appassionando in questi mesi, mi hanno fatto venire voglia di leggere e studiare la sua opera omnia.

In tempi non sospetti avevo acquistato una raccolta di suoi racconti, mai pubblicati da lui in vita, che ho letto in questi giorni di isolamento.

Ma parlare solo dei suoi racconti mi pareva superficiale. Una grande figura come la sua, un personaggio di grande spessore e ideali doveva essere affrontato con il giusto rispetto. Per questo ho deciso di recuperare le sue opere nella loro interezza, con i miei tempi, ma prima di tutto ho voluto presentare l’autore, a mio avviso, troppo poco letto oggi.

Cenni biografici

“Mi piace chiamarmi Volponi e penso all’eroismo della volpe che, presa in trappola, si morde la zampa pur di scappare. Io sono così, non riesco a rimanere chiuso in trappola e mi strappo la gamba pur di scappare”

Paolo Volponi

Paolo Volponi nasce il 6 febbraio del 1924 a Urbino. Nel 1947 si laurea in legge e l’anno seguente pubblica il suo primo libro in versi Il ramarro con prefazione di Carlo Bo.

Nel 1950 inizia la sua collaborazione con Adriano Olivetti per il quale lavora alla progettazione edilizia nei paesi del sud Italia distrutti dalla guerra.

Il 1954 è un anno importante per lui: a Roma dirige una scuola per assistenti sociali e inizia la sua amicizia con Pier Paolo Pasolini (che proseguirà fino alla sua morte).

L’anno seguente pubblica la sua seconda raccolta poetica L’antica moneta.

Nel 1956 inizia a lavorare in Olivetti con l’incarico di assistente sociale. Dopo tre anni, sposa Giovina Jannello anche lei dipendente dell’azienda.

Dal 1960 al 1965 pubblica: Le porte dell’Appennino sua terza raccolta di poesie, Memoriale il suo primo romanzo e La macchina mondiale che gli fa vincere il Premio Strega.

Pier Paolo Pasolini e Paolo Volponi

Nel 1972 lascia la Olivetti e diventa consulente della Fiat. Corporale esce nel ’74.

Ben presto la politica entrerà a far parte della sua vita. Perde il lavoro in FIAT per aver dichiarato di votare PCI e inizia la sua collaborazione con il Corriere della Sera.

Pubblica Il pianeta irritabile, Il lanciatore di giavellotto, Le mosche del capitale. Il 1983 è l’anno in cui viene eletto nelle liste del PCI e diventa senatore della Repubblica.

Nel frattempo, vedono la luce altre due raccolte di poesie Con testo a fronte e Nel silenzio campale.

Aderisce a Rifondazione Comunista nel 1991 e pubblica Le strade per Roma, romanzo giovanile che gli farà vincere un altro Premio Strega. Mai nessuno prima di lui ne aveva vinti due.

Muore per infarto ad Ancona nel 1994.

Usciranno Scritti dal margine e Il leone e la volpe e, poco tempo fa, la raccolta I racconti.

Idee politiche

Come si evince dalla sua biografia, Volponi non è mai stato un antindustrialista, anzi. È sempre stato convinto che la realtà industriale e il modo capitalistico di produzione dovessero essere modificati, non annullati.

Si batteva per raggiungere un equilibrio sociale, un bilanciamento degli intenti che andassero a tutelare l’interesse comune e non solo il profitto privato.

Le sue idee si sono via via estremizzate divenendo sempre più critiche nei confronti dell’impianto industriale italiano come testimoniato da un intervento tenuto dall’autore nel 1990 presso l’Università di Siena occupata dagli studenti.

Il modo migliore per conoscere i pensieri di un autore è leggere le sue parole. Ecco perché ho voluto condividere parte del discorso che reputo ancora estremamente attuale:

“Sono poche le industrie italiane che inventano, che ricercano, che hanno gabinetti di centri-studi, gabinetti di sperimentazione. In gran parte sono industrie di trasformazione, oppure di assemblaggio, di prodotti che sono stati inventati e ricercati altrove, certe volte anche fabbricati altrove. (…) Cosa centra la letteratura con questo? C’entra secondo me moltissimo, perché se uno crede che la letteratura sia un’attività politica, cioè di intervento, di modificazione della realtà, di progetto, di ricerca, d’ampliamento dell’area culturale in termini linguistici e in termini anche psicologici, storici, allora si capisce come la letteratura vada messa a confronto anche con l’industria e con i problemi dell’industria. (…)

Mi pare che il discorso sul rapporto letteratura-industria oggi sia importante un’altra volta, sia attuale. C’è da dolersi invece che oggi l’industria domini incontrastata: anche sul piano della letteratura, chi domina oggi è l’industria culturale. L’industria culturale decide chi fra voi deve essere uno scrittore famoso e chi no: se di un libro si stampano immediatamente trecentomila copie e si fa pubblicità su tutti gli organi di stampa, evidentemente quel libro si diffonde, il nome dell’autore circola. Bastano alcuni soffietti critici che vengon fatti sugli organi di stampa, che sono di proprietà delle stesse case editrici, e dell’industria che è proprietaria delle case editrici perché il clima venga immediatamente stabilito a vantaggio dell’uno o dell’altro. I giochi sono tanto chiari quanto scorretti.

Questo dimostra come oggi anche la vita politica sia un po’ a rimorchio, condizionata dalle esigenze, dalla logica, dagli obiettivi e dalle intenzioni dell’industria.

(…) Io sono stato 25 anni nell’ industria, ci sono stato i primi 15 anni attivamente, con molta convinzione, lavorando anche con passione, quando ancora credevo con questo di poter servire anche il paese e che questo servisse alla modernizzazione del paese, allo sviluppo della cultura italiana, del lavoro italiano. Poi pian piano certe illusioni le ho perse, anche perché nel frattempo il nostro capitalismo è mutato. (…) Quindi io ritengo ancora che anche la letteratura insieme alla sociologia, insieme alla psicologia, insieme a tutti gli altri strumenti dell’analisi, debba essere attenta e attiva nei confronti del mondo dell’industria e debba criticarlo apertamente.”

I Racconti

I racconti di Volponi sono stati pubblicati nella racconta I Racconti nel 2017 per Einaudi.

Le short stories raccolgono anche degli scritti giovanili e testi ritrovati da Caterina Volponi fra le pagelle e i diplomi del padre. Questi sono i primi, seppur immaturi, tentativi dell’autore di dare una forma e un’identità definita alla sua poetica. C’è la voglia di essere apprezzato e amato, l’identità ritrovata nei confini della propria stanza, vite al limite di gente fuori dall’ordinario.

Il tutto fortemente influenzato dalle prime letture del Volponi che vanno da Salgari a Jack London.

“Per me è l’angolo più tranquillo di tutto il mondo, la mia cameretta. In essa mi raccolgo quando mi si affacciano alla mente pensieri e problemi che alla mia età, secondo il dire dell’esperienza dei vecchi, non dovrebbero esistere. Ma né l’ambiente in cui vivo, né il mio carattere mi consentono quella spensieratezza, prerogativa della mia età; cosicché alle volte riflettendo, e avendo molto sentito parlare del male che nella vita si incontra, colla mia immaginazione mi pongo affanni che poi mi subentrano e mi angustiano come se in realtà essi fossero.”

Ritroviamo tematiche che anticiperanno temi sviluppati con più precisione nei romanzi: la sua visione del mondo utopico, essere precorritore dei tempi come nel racconto Annibale Rama in cui uno Steve Jobs in erba cerca di sviluppare un calcolatore rivoluzionario e di convincere l’azienda per cui lavora a costruirlo, fallendo miseramente nell’impresa, la critica alla società capitalista, il dare spazio a donne resistenti e consapevoli come la suora o Iride, delineando un quadro preciso della usa visione del mondo.

Devo dire che aver conosciuto questo scrittore attraverso i suoi racconti, è stato un caso fortuito che mi ha permesso di realizzare quanto attuali fossero le sue idee e quanto ancora ci sia da capire dalle sue parole.

Qui di seguito i dodici racconti presenti nel libro:

Annibale Rama

Accingersi all’impresa

Un re cieco

Tordo balordo hai voluto morire

La fonte

Una suora

Iride

Nerone

Talete

“Per me è l’angolo più tranquillo…”

Piragna

“Novembre è il mese…”

Qui trovato il link ad un video su Volponi sul portale di Rai Scuola che è un ricco portale nel quale si possono trovare approfondimenti specifici sugli autori più importanti della letteratura che vi consiglio di visitare e usare come fonte di studio.

Nicole Zoi Gatto

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