George Orwell, un’introduzione

  1. Tutto ciò che va su due gambe è nemico.
  2. Tutto ciò che va su quattro gambe o possiede ali è amico.
  3. Nessun animale indosserà vestiti.
  4. Nessun animale dormirà nel letto.
  5. Nessun animale berrà alcolici.
  6. Nessun animale ucciderà un altro animale.
  7. Tutti gli animali sono uguali.

I sette comandamenti che ho riportato, sono presi da uno dei miei libri preferiti, La fattoria degli animali.

L’ho letto ormai parecchi anni fa, ma in questi giorni mi sono ritrovata a pensare a quanto sia attuale e illuminante il pensiero di George Orwell. La critica alla società a lui contemporanea, può essere presa in prestito da quelli anni e utilizzata per sezionare, analizzare e contestare il nostro quotidiano.

Eric Arthur Blair, che scriverà sotto pseudonimo e che conosceremo tutti come George Orwell, nasce il 25 giugno del 1903 a Motihari da una famiglia di origini scozzesi. Le sue posizioni sono state decise sin dalla giovinezza e saranno preludio del lavoro di critica sociale e politica che porterà avanti sia nei romanzi che negli articoli giornalistici.

Giorni in Birmania, pubblicato nel 1934 da Harper (dopo essere stato rifiutato da editori inglesi) è il risultato della sua esperienza nella Polizia imperiale di Birmania, nella quale rimase dal 1922 al 1927 ed è fortemente critico nei confronti della politica coloniale britannica in Oriente. Oltre al suo primo romanzo, scrisse due saggi ispirati a quei giorni Shooting an Elephant(1936) e A Hanging (1950).

Senza dubbio però, i due romanzi che l’hanno reso celebre al grande pubblico e che continuano a essere fonte di riflessione per noi uomini e donne del mondo post moderno, sono 1984 (1948) e La fattoria degli animali (1945).

Questi due titoli rientrano nella categoria della satira (specialmente per La fattoria degli animali che è messa, a livello di stile e impostazione, sullo stesso piano dell’opera di Swift) e della letteratura distopica.

Nella satira con protagonisti gli animali del ’45 vengono messe in luce le contraddizioni evidenti tra intenti e naturale evoluzione degli stessi. Mi spiego meglio. Gli animali, trattati ingiustamente dai padroni, tentano di istituire un nuovo ordine, fatto di uguaglianza ed eliminazione dei soprusi. Ben presto però, la macchina del potere farà il suo corso. Chi proclamava come valore assoluto l’uguaglianza e la giustizia si troverà a fare i conti con una nuova classe di burocrati di cui adesso fa parte, non più composta da umani. Il nuovo ordine si trasformerà in una fotocopia sbiadita di quello che si cercava di sovvertire e di far terminare.

Palesi sono i riferimenti all’Unione Sovietica e alla successiva era staliniana, disillusione di un socialismo utopico.

Non c’era alcun dubbio su ciò che era successo alla faccia dei maiali. Dall’esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all’uomo, e dall’uomo al maiale, e ancora dal maiale all’uomo: ma era impossibile distinguere l’uno dall’altro.

Per 1984 il discorso è differente, ma è costante la sensazione di aver letto qualcosa di brillante. Si tratta di un libro che consiglio sempre e che considero perfetto per descrivere la società in cui viviamo oggi. Chi non l’ha ancora letto, dovrebbe recuperarlo SUBITO.

Se vi dicessi “L’ignoranza è forza” a cosa pensereste? Non riconoscereste forse, un atteggiamento tipico di chi non perde occasione per esprimere opinioni sostenute da non si sa bene quali dati scientifici o fonti certe?

Se proseguissi con “lo colpì il fatto che ciò che davvero caratterizzava la vita moderna non era tanto la sua crudeltà, né il generale senso d’insicurezza che si avvertiva, quanto quel vuoto, quell’apatia incolore”, non vi verrebbe in mente il perfetto dipinto dell’uomo moderno, troppo preso dalla vita frenetica per prestare attenzione agli attacchi mossi alla libertà dei popoli e alle ingiustizie?

Se vi dicessi che nel mondo del protagonista del romanzo Winston Smith, c’è sempre l’occhio del potere, del totalitarismo, che osserva, che scruta ogni sua mossa, che gli impone come pensare, cosa sapere e addirittura come parlare e cosa si debba ricordare del passato, non pensereste che tutto questo è molto, troppo attuale?

Ecco, i motivi per leggere Orwell, quelli che mi hanno spinta a scrivere questa breve presentazione dell’autore, risiedono in 1984, nei suoi saggi e nei suoi articoli di giornale.

Qui di seguito un elenco di altri suoi scritti che devo recuperare e che potrebbero interessare anche voi.

  • Senza un soldo a Parigi e Londra (Down and Out in Paris and London), 1933
  • Giorni in Birmania (Burmese Days), 1934
  • La figlia del reverendo (A Clergyman’s Daughter), 1935
  • Fiorirà l’aspidistra (Keep the Aspidistra flying), 1936
  • La strada di Wigan Pier (The road to Wigan Pier), 1937
  • Omaggio alla Catalogna (Homage to Catalonia), 1938
  • Una boccata d’aria (Coming Up For Air), 1939
  • Una storia da fumoir (A Smoking-Room Story), 1949 – incompleto

Vi lascio con una citazione alla quale sono particolarmente legata, per ricordare a me stessa cosa non accetterò mai e a cosa continuerò a ribellarmi:

Ti rendi conto che il passato, compreso quello più recente, è stato abolito? Se mai sopravvive da qualche parte, è in oggetti concreti e privi di un nome che li definisca, come quel pezzo di vetro. Noi già non sappiamo praticamente nulla della Rivoluzione e degli anni che l’hanno preceduta. Tutti i documenti sono stati distrutti o falsificati, tutti i libri riscritti, tutti i quadri dipinti da capo, tutte le statue, le strade e gli edifici cambiati di nome, tutte le date alterate, e questo processo è ancora in corso, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. La storia si è fermata. Non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione. Naturalmente, io so che il passato viene falsificato, ma provarlo mi sarebbe impossibile, perfino se fossi io stesso l’autore di tale mistificazione. Una volta portata a effetto, di questa azione non resta prova alcuna. La sola prova è nella mia mente, ma io non ho alcuna certezza che esistano altri esseri umani che abbiano i miei stessi ricordi. Solo una volta in tutta la mia vita, solo quella volta, ho avuto in mano la prova concreta della falsificazione, dopo che l’evento si era verificato… anni dopo.

Nicole Zoi Gatto

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