Il segno della tempesta di Francesca Noto

Una ragazza dotata di grandissime doti empatiche, una sensazione impellente, un incontro determinante. È così che inizia Il segno della tempesta, libro fantasy di Francesca Noto edito da Astro Edizioni.

Lea Schneider è la protagonista di questo libro. La sua capacità di captare le emozioni altrui con sorprendente limpidezza rappresenta un segno distintivo della sua persona e della storia di cui sarà protagonista.

Spinta quasi a livello viscerale ad abbandonare la propria vita quotidiana per la Florida, per un viaggio di cui lei stessa non sa niente, la ritroviamo su una spiaggia assolata, dove incontrerà Sven, un Adone dei giorni nostri. Il feeling tra i due è lampante, ed è il sintomo di qualcosa di molto più grande rispetto all’incontro fra due persone ordinarie.

Quello che sono è un mistero per entrambi, e soltanto alcuni poco casuali segni del destino permettono loro di comprendere la situazione. La difficoltà di integrarsi nella società, questo senso perenne di spaesamento che non li ha mai abbandonati – in maniera diversa – è un aspetto di quella natura.

Francesca Noto ci porta all’interno di un mondo che sta attraversando una fase-chiave per la propria sopravvivenza. Da sempre le forze del Bene e del Male si fronteggiano con violenza inaudita, e nel momento in cui i fatti cominciano la sicurezza dell’umanità sta per essere compromessa. Stanno per essere aperti i cosiddetti Punti Nodali, luoghi di passaggio con altri mondi, che potrebbero comportare l’avvento del Ragnarock, il crepuscolo del mondo.

Lea e Sven si ritrovano a rivestire quindi un ruolo fondamentale per la tutela di ogni certezza, in una lotta cruenta e spietata.

Analizzare questa storia è estremamente complesso per quel che mi riguarda, anzitutto perché la lettura è stata poco lineare. Rispettare il patto stipulato all’inizio della lettura di una storia fantasy è stato abbastanza faticoso, non trattandosi del mio genere prediletto.

La caratterizzazione della protagonista, in secondo luogo, non è rientrata nei miei gusti, poiché l’ho trovata stereotipata. Il rischio, quando si sceglie una donna come protagonista di un romanzo, è cadere nel banale, descrivendola come è già stata descritta un altro migliaio di volte, e purtroppo questa volta non ho avuto smentite a riguardo.

Sebbene la trama si sia rivelata interessante, ponendo in scena figure nuove, dotate di forza narrativa, credo che non sia stata sviluppata al meglio. Ho infatti riscontrato una lentezza iniziale che ha “rubato” tempo allo scontro, ciò che avrebbe dovuto rappresentare il fulcro della storia.

Per quanto riguarda lo stile, mi è parso un po’ artificiale, ricco all’eccesso di aggettivi che hanno rallentato il ritmo della lettura.

Tirando le somme, posso sicuramente sostenere che i punti di forza de Il segno della tempesta – la trama, l’originalità delle dinamiche – sono stati oscurati da alcune debolezze del libro.

Giovanna Nappi

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