Il pittore di ex voto di Paolo Codazzi

Ogni libro è il risultato di un lavoro che va rispettato, per cui ogniqualvolta ci si appresta – come nel mio caso – ad esprimere un giudizio negativo sull’opera, occorre ponderare. Credo però che, affinché possa ritenersi serio ciò che faccio e scrivo, è altrettanto importante che non rinunci ad una recensione negativa per paura di inimicarmi qualcuno (ma chi, alla fine?).

Il libro in questione è Il pittore di ex voto di Paolo Codazzi, edito Tullio Pironti Editore. Quando avevo letto l’aletta recante la trama, ne ero rimasta positivamente colpita: un uomo dedito alla matematica e specializzato nelle previsioni meteo, si ritrova tra le mani la lettera del Santuario della Madonna di Montenero, in cui si afferma che il quadretto inviato dalla madre di Fulvio, il protagonista, per ringraziare la Madonna per aver salvato suo figlio durante un incidente, è stato esposto nella saletta dedicata agli ex voto. Gli ex voto sono tutte quelle offerte votive che nel corso dei secoli i credenti hanno – appunto – offerto ai santi per ringraziarli di qualcosa. Fulvio, intenzionato ad entrare in possesso di quel quadro, si reca quindi a Livorno per portare a termine il suo intento.

A partire da questo plot, l’autore sceglie deliberatamente di ricorrere ad una struttura narrativa particolare: il viaggio a Livorno e l’intera trama diventano il pretesto per il protagonista per affondare a piene mani nel proprio passato e nei propri ricordi, rivangando i tempi in cui fu mandato in quel collegio, Casa Firenze, che tanto avrebbe condizionato la sua vita futura.

Per sviscerare il primo approccio ai legami d’amicizia, alla matematica, all’altro sesso, insomma per raccontare tutte queste iniziazioni, Paolo Codazzi sceglie il modo sbagliato. Lo stile narrativo è incomprensibile, articolato in periodi lunghissimi in cui manca del tutto la logica. Leggendo, sono incappata più volte in dubbi sintattici, in cui non si è in grado di distinguere quale sia il verbo principale della frase. Questa mancanza totale di una struttura logica nel testo ha inficiato completamente la mia esperienza di lettura, rendendo un libro con una storia interessante un romanzo pessimo, che non è in grado di raccontare nulla ma solo di confondere il lettore in pagine e pagine di discorsi sconclusionati.

Mi rendo conto che il giudizio possa apparirvi duro, e lo è infatti. Ma penso che come lettrice la prima cosa che desidero quando mi imbatto in un libro è che esso sia a me accessibile, e se così non dovesse essere che mi dia gli strumenti per districarmi nella sua apparente incomunicabilità. E questo libro non è purtroppo riuscito nell’impresa.

Giovanna Nappi

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