Contagiati di Andrea Mauri

A chi ama lasciarsi contagiare dalla vita

Con questa dedica si apre la raccolta di racconti di Andrea Mauri Contagiati di Edizioni Ensemble (numerosi i riconoscimenti tra cui il primo posto al Premio Letterario Nazionale Autori Italiani 2017).

Sì, perché le riflessioni sulla vita nella sua bellezza e imprevedibilità sono il centro nevralgico dell’ultimo lavoro dell’autore.

Una vita che spesso ci mette davanti a situazioni che non possiamo controllare ma che vanno accettate e affrontate, sopportate e vissute anche con rassegnazione.

Come il titolo suggerisce, il tema sviluppato nei dodici racconti è quello del contagio e della malattia. La malattia come impedimento, come ostacolo fra innamorati, genitori, amanti. Una barriera di sofferenza e inquietudine che porta inevitabilmente all’alienazione del malato.

Grande rilievo infatti è dato al processo di quarantena, quello che prevede l’isolamento del malato per evitare che contagi altre persone, per evitare che sia un pericolo per la comunità.

Fra dubbi e suggestioni, ci ritroveremo a sentire non solo il disagio fisico di chi non sa quanto tempo gli resta da vivere e sopratutto se c’è una possibilità di guarigione, ma anche i tormenti esistenziali, i pensieri ricchi di se e ma, di indecisione e bilanci, tipici in chi per troppo tempo riflette su se stesso e sulla vita condotta fino al momento della svolta, da solo.

La tematica è affascinante, lo stile dell’autore è incalzante, non troppo articolato. Visto l’argomento ha preferito concentrarsi sulla chiarezza e sulle, nella maggiore parte dei racconti, su frasi lapidarie; in alcuni punti grottesco, come nel racconto sul latte materno contaminato, ma sempre contraddistinto da delicatezza e purezza di intenti.

Non è propriamente il mio genere di lettura e perciò non riesce a conquistarmi a pieno, ma non posso che ammettere quanto le riflessioni ritrovate in alcuni racconti (Pietà è in assoluto il mio preferito) mi abbiano convinta.

Consigliato a chi ama questo genere di ambientazione e predilige i racconti brevi e incisivi.

Questo Cristo della Pietà assomiglia a te. A te che mi hai accompagnato oltre il lecito, che mi hai spinto oltre il con- sentito, oltre la malattia. Sembra inverosimile, ma quel Cristo ha il tuo profilo che scende con andatura regolare dalla fronte al naso, dalle labbra al mento. Il mio dito indice si deliziava a percorrerlo, sempre, sin dalla prima notte. Quella prima notte in cui non volevi entrare in casa, quando qual- cosa ti ancorava all’uscio, come se ti pesasse oltrepassare il gradino che divideva la strada dal mio mondo fatto di scale, ringhiere e panni stesi nel cortile. Il Cristo implora pietà alla madre, come tu imploravi in silenzio, fermo sulla linea di demarcazione, di lasciarti andare via, di non insistere, di non costringerti a maledire una scelta sbagliata, per non esserti sottratto in tempo. Una madre lo sa, quella madre della Pietà lo sa e prende il figlio per mano, per rassicurarlo.

Nicole Zoi Gatto

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